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Quando penso allo stile del Trekker a Cavallo mi ritorna alla mente la mia esperienza al Calgary Stampede, una sorta di Fieracavalli versione Rodeo all’ennesima potenza dove durante i giorni della manifestazione tutta la cittadinanza si veste in stile western; chi in modo esagerato, chi in modo terribilmente sobrio semplicemente indossando un cappello da cowboy. Nell’immaginario collettivo, i rodei e il Canada hanno poco a che spartire. Eppure proprio a Calgary, in Alberta, ogni anno si svolge uno dei più importanti rodei del Nord America, lo Stampede appunto.

Non devi per forza sembrare un idiota

In quei giorni rimasi colpito da una pubblicità affissa un po’ ovunque che recitava più o meno così: Non devi per forza sembrare un idiota solo perché c’è lo Stampede. La pubblicità metteva a confronto due modelli, uno quello della foto sopra e l’altro vestito in modo decisamente più sobrio anche se western come il primo. Nell’Italia dell’ipocritamente corretto questo tipo di pubblicità difficilmente vedrebbe la luce del sole. Eppure il messaggio a mio avviso è di una efficacia straordinaria e vorrei farlo mio nell’introdurre l’argomento che riguarda lo stile del Trekker a Cavallo.

100 stili diversi

Ogni cavaliere ha un proprio stile che solitamente coincide con lo stile della monta. Ci sono gli “inglesi” con la loro grazia, gli stivali lucidi e i pantaloni a calzamaglia. Ci sono quelli che montano Western con i cinturoni, la fibbia da un metro quadro e l’inconfondibile cappello. Gli Argentini ed il lo stile Vaquero con i pantaloni che sembrano una mongolfiera. Ci sono poi i Butteri, quelli che cavalcano seduti su di un divano letto con un’eleganza d’altri tempi. Infine ci sono quelli che praticano l’Endurance con i finimenti in plastica fosforescente e il caschetto da ciclista che in un giorno macinano quello che i comuni mortali percorrono in una settimana.

Ognuno ha ragione e ognuno fa bene ad adottare e promuovere lo stile che lo contraddistingue. Tant’è che solitamente ad un trekking si può assistere ad una moltitudine di stili diversi perché un vero e proprio stile del Trekker a cavallo non esiste.

E questo spesso è un peccato perché è molto facile cadere nell’idiozia e rovinare l’avventura agli altri partecipanti.

Il superfluo può essere pericoloso

Tempo fa partecipai ad un trekking caratterizzato dalla presenza di un personaggio conosciuto nel mondo dell’equitazione per la sua esperienza e per l’interpretazione dello stile da lui rappresentato ai massimi livelli. In arena è tuttora un indiscusso maestro nella sua disciplina. Lui ed il suo cavallo si presentarono alla partenza del trek vestiti e bardati con tutto, ma proprio tutto, ciò che il loro stile impone. Alla terza caduta per via di una improvvisa impennata del cavallo, miracolosamente rimasto illeso il nostro eroe proseguiva la tappa a piedi (rallentando tutto il gruppo) salvo poi, una volta arrivati a destinazione e spogliato il cavallo, accorgersi che un finimento difettoso uncinava il cavallo in pieno petto. Inutile dire che il finimento in questione non era di alcuna utilità per quell’occasione.

Un trekking non si fa in Arena

In un trekking a cavallo non si saltano palizzate o recinti, non si devono radunare mandrie di vitelli o inseguire e catturare tori impazziti. Non si devono percorrere novanta chilometri nel minor tempo possibile e tanto meno si deve camminare di traverso o trottare come ballerini. Non è necessario frenare come in Formula Uno o fare lo slalom tra bidoni di benzina. Si deve semplicemente camminare in sicurezza con qualsiasi tipo di fondo e tempo godendosi la compagnia ed il panorama che riserva il percorso. Sembra poco ma in realtà è molto.

Utile ed essenziale

Ed è per questo che il vero Trekker, quello che a febbraio da Zurigo parte in direzione di Gallipoli per partecipare al festival della Taranta, può venirci in aiuto. Lui non usa il sottosella ma una coperta di lana piegata in quattro che all’occorrenza può tornare utile per il suo scopo originale. Lo stile del trekker estremo è caratterizzato dall’essenzialità e dalla praticità. Il vero trekker lascia a casa tutto ciò che è superfluo e porta con se ciò che è veramente utile. Non porta con se il rasoio e si fa crescere i peli sulle ascelle se donna o la barba se uomo. Il vero trekker durante il viaggio regala tutto quello che scopre essere inutilizzato.

Ok, senza esagerare possiamo comunque prendere ispirazione da costui.

I finimenti

Nel totale rispetto dello stile di ogni cavaliere, a mio avviso occorre fare attenzione a ciò che è veramente utile e a ciò che è semplicemente un accessorio. Durante un trekking, soprattutto se lungo non servono finimenti particolari ma giusto una sella, una capezza e longhina di almeno tre metri, una semplice testiera e delle redini. Per altro alcuni trekker estremi potrebbero obiettare sulla utilità di usare l’imboccatura quando ci sono già capezza e longhina. Ma il trekker estremo (quello che da Saronno va a Marrakech facendo sosta a Siviglia per a Feira de Abril) dimentica che il suo cavallo dopo un paio di settimane di marcia non avrà nemmeno bisogno della capezza perché lo seguirà come un cagnolino mentre i Trekker normali, con percorrenze decisamente più brevi, per la propria ed altrui sicurezza fanno bene ad avere un maggior controllo del proprio cavallo.

I vestiti

Lo stesso principio vale anche per il vestiario. Io per esempio, ho fatto tantissimi trekking calzando stivali western. Opportunamente modificati con una suola di gomma li ho usati anche per camminare chilometri su terreni sconnessi. Sono belli e interpretano lo stile che piace a me. Sono buoni ma non perfetti per la pioggia e si possono attraversare brevissimi corsi d’acqua con i piedi in ammollo anche sino a metà polpaccio. Ma se devo essere sincero un paio di scarponcini da trekking abbinati a delle ghette sono tutt’altra cosa in termini di comodità e flessibilità.

La Sella

Parlando di selle ho un solo semplice consiglio ed evito di darne altri anche perché a mio modesto avviso per poter esprimere una opinione su una sella a discapito di un’altra devi esserci stato seduto sopra su entrambe almeno una settimana. Se qualcuno ha una simile esperienza avrà certamente divulgato la sua conoscenza. Per la stessa ragione evito di consigliare la sella che uso io di cui conosco benissimo pregi ma anche i difetti. In internet ci sono centinaia di post sul tema.

Oltre a dover avere dello spazio sia nella zona anteriore che nella posteriore per delle bisacce, la sella per il trekking deve essere comoda sia per il cavallo che per il cavaliere. Dopo averla usata un paio di giorni o il cavallo o il cavaliere sapranno esprimere una chiara opinione. Per il cavaliere è meglio che non sia il cavallo ad esprimersi.

Ho visto cose che voi umani…

Ho visto gente fare trekking con lo zainetto in spalla. Alcuni in pantaloncini corti o con scarpette da tennis. Non c’è limite alla fantasia. Gli speroni, a parte quando entri in un bar per fare il brillante, non servono a nulla perché il cavallo da trekking sa già quello che deve fare senza troppe seccature. E se non lo sa, è meglio che il cavaliere rimanga in arena. Sì hai capito bene: il  cavaliere!

Insomma, non devi per forza sembrare un idiota solo perché stai facendo un trekking a cavallo!

16 al 25

ago

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