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Se in un trekking assistito è possibile presentarsi alla partenza con un trolley quattro stagioni, quando si viaggia in autonomia occorre invece fare molta attenzione a viaggiare leggeri e con poco volume. Autonomia, che spesso viene confusa per “estremismo”, non significa per forza di cose andare in Mongolia in solitaria. Pochi giorni in appennino condividendo la propria passione con altri cavalieri è più che sufficiente. Quindi cosa portare in un trekking a cavallo?

Prima di partire divido mentalmente il necessario per il viaggio: ciò che indosso in sella, ciò che indosserò nel tempo libero, il necessario per la pioggia e l’attrezzatura che ritengo irrinunciabile per il trekking.

La rotazione del vestiario

I vestiti che indosso in sella non saranno quelli che vestirò nel tempo libero per una semplice ragione: li riutilizzerò per la successiva cavalcata. Lo so non è una bella immagine: un tripudio di odori aleggeranno tutt’attorno al cavaliere già dal primo giorno di marcia, sovrastati però da quel caratteristico aroma equino. Per cui, la colpa alla fine sarà sempre del cavallo. Poco prima che i vestiti per per il viaggio inizino a cavalcare da soli, si può sostituirli con ciò che si è indossato (previa doccia) con freschezza nelle precedenti serate. Nelle tappe brevi, comunque sia, la carovana dovrà approfittare del tempo a disposizione per dare una rinfrescata a tutto ciò che si è usato sino a quel momento ed iniziare ex novo la rotazione del vestiario.

Quanti capi portare

Tecnicamente quindi basterebbero tre magliette o camicie: una da indossare in sella, una per la sera e l’ultima come riserva indipendentemente dalla lunghezza del trekking. Il vestiario non a diretto contatto con la pelle, come la felpa ad esempio, ha una durata maggiore e quindi in alcuni casi basta un singolo capo. Due paia di pantaloni (entrambi utilizzabili per cavalcare) sono sufficienti per gestire la rotazione. Non entro nel merito della biancheria intima: occupa poco spazio quindi, con un occhio alle soste bucato, porto mutande e calze a sufficienza. Un costume da bagno può essere sempre utile se non altro per lavarsi in condizioni di scarsa intimità.

Come suddividere i vestiti

In sella e a portata di mano dovrò comunque portare alcuni capi di vestiario per affrontare improvvisi cali di temperatura. Un temporale estivo in quota può far precipitare la temperatura anche di quindici gradi. In questo caso è sempre bene avere una felpa o un maglioncino in più e non usarlo mai piuttosto che desiderarne uno dopo aver indossato tutto quello che c’è nelle bisacce. Se si ha a disposizione un cavallo col basto, ciò che è in sella è bene che resti sempre in sella e non vada a mischiarsi con i vestiti per la sera e il necessario per la notte che saranno trasportati sul basto. Questo perché tutto quello che è nelle bisacce inevitabilmente prenderà l’odore del cavallo mentre sul basto c’è una chance in più per poter tenere i vestiti puliti e forse profumati.

Ricambio aciutto

Tutti i vestiti devono essere messi in buste idrorepellenti. Non c’è cosa peggiore che bagnarsi e non avere un ricambio asciutto. Nei negozi di materiale sportivo vendono delle buste che possono anche andare sott’acqua e che hanno la possibilità di espellere l’aria (una sorta di sottovuoto) per poter occupare il minor spazio possibile e… stropicciare ogni cosa. In alternativa dei sacchetti della spazzatura, meglio spessi, possono andare bene.

Tenda o Telo?

Il vero trekker, quello che va da solo in Mongolia, non usa la tenda ma un telo sopra la testa per poter dormire con un solo occhio mentre con l’altro vigila sull’eventuale presenza di briganti, orsi, lupi o semplicemente se il cavallo si libera; perché se dormi all’addiaccio in Siberia sono comunque cavoli amari anche se non succede nulla. Il lato positivo di dormire con un semplice telo sopra la testa e di osservare il cavallo brucare al buio è che alla fine ci si convince di avere un maggior feeling col il proprio compagno di viaggio. Pioggia permettendo.

Ultralight

Se invece si viaggia in compagnia sugli appennini e per errore un paio di cavalli dovessero liberarsi, questi comunque rimarranno a pascolare vicino al “branco” a meno che non scappino tutti quanti assieme, il che significa che sono i cavalieri ad essere un branco, di idioti però. È quindi possibile dormire in tenda utilizzando entrambi gli occhi. La mia è una tenda modello ultralight che occupa pochissimo spazio. Montata ha una forma sepolcrale pur mancando di lapide. Può contenere due persone molto intime oppure una con un minimo di spazio a disposizione. Le tende ultraleggere di oggi hanno l’apertura laterale per cui seppellircisi dentro è meno faticoso.

Igloo?

Le classiche tende a Igloo per due o tre persone pesano di più ed occupano parecchio spazio per cui sono da scartare in caso di trekking in autonomia pura. Con l’ausilio di un cavallo con il basto, chi non avesse alternativa deve prevedere però la condivisione del comodo “tetto” con qualcun altro in modo da ottimizzare peso e e spazio.

Materassino e Saccoletto

Anche il mio materassino ed il sacco-letto appartengono ad una linea di prodotti per l’outdoor ultraleggera. Il materassino è ridotto ai minimi termini tanto da sembrare un’asse d’equilibrio. È teoricamente autogonfiabile ma poi occorre comunque avere dei polmoni da nuotatore per farlo arrivare alla pressione ottimale. Di fatto è talmente light che la vera differenza la fa il terreno che si sceglie come giaciglio. Il sacco-letto è uno stretto sarcofago che fa pendant con la forma a bara della tenda. Io lo uso a mo’ di coperta e raramente ho dovuto chiudermi dentro. Per non farmi mancare nulla dal punto di vista della scomodità, ho anche un piccolo cuscino gonfiabile però bucato.

Non caricare le reni del cavallo

Il trittico ultralight (tenda materassino e saccoletto) può essere infilato in un tubolare assieme a striglia e spazzola e alloggiato nella parte anteriore della sella se si viaggia in autonomia pura altrimenti va tutto nel basto. Ovvio che la presenza del basto consente ai cavalieri qualche leggero allontanamento dal rigido protocollo che deve per forza di cose adottare il trekker che viaggia col solo ausilio del proprio cavallo.

Kit di pronto soccorso, corde, macchina fotografica, telefono, caricabatteria, torcia elettrica, pile di ricambio, machete, coltellino, gamella, cappello ed altri gadget vanno a completare il bagaglio del trekker diversamente autonomo.

Per quanto riguarda il vestiario del cavaliere ed il necessario per la pioggia dedicherò un post a parte.

 

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