Tropical Trebbia

27/Agosto/12

E se tutto quello che sai non fosse vero?

Forse è come nel deserto quando calura e sete creano i miraggi. Certo è che in questo periodo alcune certezze cominciano a vacillare. Tempo fa il bagno in Trebbia era una cosa per audaci, quantomeno la prima fase: quella dell’entrata in acqua. Una cosa che solo ragazzi dai sette ai vent’anni potevano fare con dimestichezza; ogni altro individuo doveva fare peripezie, a volte umilianti, come rimanere con le caviglie in ammollo per mezz’ora, bagnarsi le braccia e passarsi la mano umida sulla panza per poi, il più delle volte, rinunciare al bagno e tornare sulla riva.

Invece qualche giorno fa,  durante un trekking a cavallo, prima di guadare il fiume abbiamo fatto una sosta. Io ed altri ci siamo immersi nel fiume come ci si immerge in una vasca da bagno e siamo stati in ammollo con la sola testa fuori dall’acqua per circa un’ora. Il mio proposito era di uscire talmente infreddolito da avere le labbra viola per poter sopportare almeno la successiva ora di cammino. Al contrario, non ho mai raggiunto la soglia del dolore e, uscito dall’acqua, dieci minuti dopo sudavo già come il mio cavallo.

Non è vero nemmeno che di giorno si lavora e di notte si riposa: in questi giorni ci siamo svegliati alle cinque per raccogliere la lavanda, alle otto e mezza si terminava e si tornava a letto. Si oziava per il resto della giornata trascinandosi tra una sedia, il letto ed il tavolo da pranzo. Poi al tramonto, via di nuovo al lavoro. Già, come al trekking di metà agosto dove la sera in pineta sembrava essere tornata la “normalità” mentre le la carne abbrustoliva sulla brace.

Qualcuno in questi giorni ha pure chiamato per sapere se facciamo delle passeggiate in giornata. (Risata), in giornata? No signore mi dispiace, si cavalca solo all’alba e al tramonto, il giorno non esiste più.

Ma cavolo: non è vero che se abiti in Germania ci sono 4 giornate di sole l’anno e per il resto le giornate sono grigie, senza foschia con qualche pioggia e raramente una nevicata? E non è vero che se abiti in Sicilia hai quattro giornate di pioggia l’anno e le restanti giornate sono terse e con una temperatura pressoché perfetta? Perché allora da un momento all’altro mi aspetto che da dietro l’angolo spunti una vecchina vietnamita con un bilanciere carico di frutta sulle spalle che mi offre delle banane e una insalata di papaja? Ieri addirittura c’è stato lo scroscio serale in puro stile indonesiano. Ma che fine ha fatto il 45° parallelo, quella linea immaginaria che segna la metà strada tra l’equatore ed il polo nord che passa sopra Costa del Grillo?

Quando ero bambino aspettavo l’estate con impazienza. Il primo giugno a stento riuscivi a metterti una maglietta a maniche corte e a fine agosto il bello era quasi passato.

Ora invece aspetto con trepidazione l’autunno: quella magnifica stagione un po’ grigia e sorniona, a volta umida, piena di colori e con una magnifica temperatura che si sposa alla perfezione con quel giaccone che uso per salire in sella al mattino sino a che nel pomeriggio, dopo una lunga passeggiata, sono pronto per un bel piatto di fagioli da gustarmi per cena.

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